EFFETTI DELLA FIDELIZZAZIONE CLIENTI SULLA STRUTTURA ECONOMICA DELL’AZIENDA: IL CRM
Spesso le scelte che implicano il posizionamento dell’azienda su determinati gruppi di clienti sono prese in base a motivazioni di convenienza e opportunità commerciale, mentre gli aspetti economici correlati sono valutati solo in seconda battuta.
Qui intendiamo analizzare, perciò, le ripercussioni economiche che derivano da una scelta di strategia commerciale basata su acquisizione e intenso turnover clienti, oppure i risultati che si ottengono con una scelta basata sulla fidelizzazione degli stessi, ovvero su ridotto turnover e consolidamento delle relazioni cliente-fornitore.
SI PUO' FIDELIZZARE UN CLIENTE UTILIZZANDO IL CRM?
Gli anni ’90 hanno sancito l’importanza della soddisfazione del cliente come elemento chiave per stabilire strategie vincenti di crescita e di potenziamento. Le aziende hanno sentito sempre più la necessità di dare voce al cliente e, in questo, le tecniche volte a misurare la sua soddisfazione hanno svolto un ruolo determinante. All’obiettivo di ottenere la soddisfazione del cliente se n’è aggiunto un altro: la fedeltà del cliente. Ci si è resi conto, infatti, che la soddisfazione del cliente è, in condizioni di libero mercato, un fattore decisivo per stringere un rapporto duraturo con lui ottenendone la fiducia.
Chiunque non detenga una posizione dominante sul mercato, contrassegnata da competenze uniche e distintive, deve fare i conti con una concorrenza agguerrita che tenderà a sottrargli anche i clienti fino a quel momento da lui serviti con successo.
In molte realtà business to business è lo stesso cliente che ricerca un legame sempre più stretto con il proprio fornitore. Sovente le aziende ricercano sempre maggiore flessibilità attraverso la cessione all’esterno di fasi non vitali dei propri cicli gestionali concentrando l’attenzione sul proprio core business.
Tale modello di crescita ha imposto al cliente stesso la necessità di trovare partner forti e capaci di garantire nel tempo la soddisfazione come condizione necessaria perché questa architettura di business a rete si auto legittimi.
COSA SIGNIFICA FIDELIZZARE CON IL CRM?
Fidelizzare vuol dire definire le condizioni affinché quel cliente di oggi (e non un altro con le medesime caratteristiche) riacquisti nuovamente domani. Purtroppo non esiste una correlazione stretta fra soddisfazione di oggi e fedeltà di domani. E’ molto probabile che la soddisfazione sia una condizione necessaria ma non è detto che sia di per sé sufficiente. Esistono in realtà molti clienti soddisfatti che non sono affatto fedeli: sono i cosiddetti «mercenari».
LA MATRICE DECISIONALE
Queste considerazioni, quindi, portano a credere che la fedeltà del cliente è paradossalmente un fatto decisionale interno all’azienda. Infatti mentre non si riesce a pensare ad una azienda che decida deliberatamente di non soddisfare i propri clienti, pena l’esclusione dal mercato, viceversa è possibile trovare aziende che decidono di non puntare sulla fedeltà e che ritengono più efficace mantenere un forte turnover di clienti senza per questo inficiare il livello di soddisfacimento dei bisogni (si veda la tavola 1).
La matrice mostra due situazioni antitetiche (fidelizzazione pura e scambio spot), una situazione ulteriore che potremmo definire di transizione (scelta tattica), propria di chi sta entrando in un mercato oppure decide di fare incursioni in business attigui (eat & run) e infine una (schema stratificato) situazione che fonde le due posizioni antitetiche combinando il modello di pura fidelizzazione con quello di massima estensione nel mercato.
TAVOLA 1

Coloro che decidono di non puntare sulla fidelizzazione, coscienti del fatto che non possono sfruttare integralmente il potenziale del cliente avendo relazioni spot, cercheranno di massimizzare la numerica clienti al fine di equilibrare il rapido turnover. Coloro che commercializzano commodities (quali cemento,
materie prime, acciaio, ecc.) adottano esattamente questa logica. Questo fenomeno è divenuto ancor più marcato attraverso Internet.
Gli «stili» di acquisto della clientela
A tale riguardo è possibile identificare quattro stili diversi di comportamento d’acquisto del cliente nei confronti di un ipotetico fornitore (tavola 2).
Il cliente di commodities è il tipico esempio di acquisto «discontinuo». Non vi sono costi di trasferimento da un fornitore all’altro e il prezzo è puramente formulato dal mercato (a volte è supportato da veri e propri listini ufficiali).
All’estremo opposto abbiamo clienti «relazionali» che decidono di affidare il proprio budget di acquisto ad un fornitore il quale gestisce in outsourcing tutta la funzione di approvvigionamento (si pensi alle logiche giapponesi del Kanban). Fra questi due estremi esistono diverse fattispecie e combinazioni diverse: per semplicità ne sono state riportate due.
TAVOLA 2

LA POLITICA DI CUSTOMER RELATIONSHIP MANAGEMENT: IL CRM
La scelta del modello da parte dell’azienda è dettato dal comportamento del cliente ma bisogna anche sottolineare che le politiche che la stessa mette in atto possono indurre cambiamenti nel comportamento del cliente. Tali politiche, oggi, passano sotto il nome di CRM (Customer Relationship Management) e consistono sostanzialmente nell’offrire al cliente una serie di servizi aggiuntivi. Oltre la fornitura del bene, i servizi hanno un taglio fortemente personalizzato e favoriscono il consolidamento della relazione, una maggiore rigidità nel cambio di fornitore e, aspetto molto importante per il fornitore, lo sfruttamento maggiore del potenziale di spesa del cliente.
Lo schema riportato nella tavola 3 mostra i vantaggi ottenibili dalla intensificazione del rapporto con il cliente.
TAVOLA 3

Il rapporto «discontinuo» presenta scarsi livelli di efficienza da ogni punto di vista: in sostanza il fornitore non può impostare alcuna politica attiva volta ad indirizzare la vendita. Può soltanto ottimizzare la propria struttura: controllo della struttura dei costi variabili e monitoraggio dei costi fissi. Quanto più ci si discosta dal meccanismo di semplice scambio verso un sistema relazionale, tanto più l’azienda può influire attivamente promuovendo azioni di cross-selling e un più ampio mix di offerta, grazie ad una migliore conoscenza del cliente. Può ottimizzare la programmazione delle vendite e delle consegne e definire iniziative di comunicazione e promozione ad hoc con alte probabilità di ritorno.
DALLA GESTIONE COMMERCIALE A QUELLA «RELAZIONALE»
Le considerazioni finora fatte inducono a pensare che il tentativo di instaurare una relazione commerciale di lungo periodo con il cliente è spesso la scelta più appagante, almeno da un punto di vista di marketing e di gestione commerciale. Ma la domanda che ci si pone è la seguente: cosa accade al conto economico se si passa da un sistema di gestione commerciale a puro scambio a un sistema governato dalla relazione?
- Un caso pratico: il cambio di strategia di un produttore di componentistica
La risposta non può essere univoca perché, a seconda del contesto operativo e del settore, si possono misurare diversi risultati. Inoltre, non è facile identificare gli effetti di specifiche azioni quando svariati fenomeni della vita aziendale interagiscono simultaneamente.
Ciò nonostante si cercherà di mostrare gli effetti partendo dal caso concreto di un’azienda che produce e commercializza componenti pneumatici (valvole, pompe, raccordi, compressori, ecc.).
Il mercato in cui si colloca l’azienda è composto da imprese che producono macchinari (OEM – Original Equipment Manufacturer), distributori commerciali di componenti e infine assemblatori che acquistano i componenti e li aggregano in sistemi da montare a bordo macchina. I settori sono i più disparati: produttori martelli pneumatici, impianti per la lavorazione della plastica, impianti per la produzione e il confezionamento di alimenti, ecc.. L’azienda gestiva una politica commerciale basata sul forte turnover di clienti ed era scarsamente orientata alla fidelizzazione. La gran parte dei clienti assumeva un comportamento di acquisto del tipo “volatile” e pochi clienti avevano un atteggiamento “stazionario”. Solo alcuni OEM avevano un vero rapporto relazionale nel quale l’azienda applicava le logiche di Supply Chain Management.
L’azienda realizzava 13 miliardi di lire con 1.250 clienti con una media di circa 10 milioni per operatore (Vedi Tavola 3)
TAVOLA 3

Nonostante la redditività non fosse particolarmente compressa (il risultato operativo, pari all’11% delle vendite, era in linea con la media del settore), la direzione commerciale sentiva l’esigenza di modificare il rapporto con il mercato per avere, in particolare, un approccio che concentrasse maggiormente il rapporto su pochi operatori grossi abbandonando, dove necessario, la gestione dei clienti minori (piccoli assemblatori).
Furono decise e quindi attuate iniziative commerciali volte alla ricerca di nuovi operatori OEM, non ancora trattanti il marchio, ma soprattutto azioni volte ad aumentare il tasso di ritenzione clienti (CRR – Customer Retention Rate), incrementando nel contempo il volume delle vendite nei confronti degli operatori stessi. Per contro, si cominciò a gestire in maniera più oculata le azioni di promozione e acquisizione di nuovi clienti soprattutto nelle fasce a basso potenziale di acquisto (inferiore ai 50 milioni di lire anno).
A distanza di un anno dal cambio di strategia, l’azienda aveva modificato significativamente la composizione del suo portafoglio clienti dimezzando il numero clienti a parità di fatturato come esposto nella tavola 5.
TAVOLA 5

Come è facilmente visibile dalla curva ABC del fatturato, tale politica ha sortito una maggiore concentrazione
del business sui clienti più grossi, ma cosa ancora più significativa è aumentato il C.R.R.. La tavola 6 mostra
infatti che il tasso di ritenzione clienti con potenziale maggiore ai 150 milioni passa dal 70 al 90% in un solo
anno favorendo un incremento generale del 2% su tutto il portafoglio clienti.I principi cardine
Questo forte cambio di assetto del portafoglio clienti dell’azienda si è reso possibile attraverso l’adozione di
una nuova strategia commerciale fondata sui seguenti principi:
• adozione di un sistema di Customer Relationship Management capace di focalizzare gran parte dello
sforzo commerciale e indirizzare le risorse di contatto (agenti, struttura commerciale di supporto, azioni di
telemarketing, ecc.) verso i grossi clienti con i quali sono state condivise partnership commerciali. Tali